Commemorando la Shoah: la presenza ebraica nella Penisola Iberica

Oggi più che mai, in occasione della Giornata della Memoria, dobbiamo guardarci dietro e partire dalla storia per evitare che atrocità come quelle dell’Olocausto non si ripete mai più. Proprio per questo, Lusofiia, nel suo piccolo, vuole commemorare il 27 gennaio, il giorno simbolico che si dedica al ricordo della Shoah, presentandovi un breve quadro storico della travagliata presenza ebraica nella Penisola Iberica.

Partiamo da un po’ di storia…perché e come nasce l’antisemitismo?

Fin dall’antichità si diffuse un’immagine negativa del popolo ebreo, dapprima da un punto di vista religioso per poi riguardare le tradizioni, la cultura. L’odio nei confronti degli ebrei fu, ed è tuttora, un sentimento tanto forte da dar vita al concetto di antisemitismo che racchiude, appunto, tutte le forme di intolleranza, discriminazione ed ostilità che si sono perpetuate nel tempo.

L’antisemitismo era già diffuso all’epoca dell’Impero Romano e acquisì ulteriore vigore con la diffusione del cristianesimo, il quale contribuì a costruire un’immagine negativa degli ebrei, lanciando contro di essi l’accusa di deicidio, cioè di aver contribuito alla morte di Gesù Cristo. Cacciati dalle loro terre, infatti, gli ebrei si dispersero in tutto il mondo conosciuto, dando vita a piccole comunità fortemente coese sul piano religioso, rituale e sociale, che determinarono per secoli, presso i popoli ospitanti, un senso di profonda estraneità culturale e religiosa.

Questa estraneità si vive anche nella Penisola Iberica…come arrivano qua gli Ebrei?

Miti e leggende sull’arrivo dei primi ebrei nel territorio iberico non permettono di stabilire una data esatta sull’origine e l’organizzazione delle prime comunità ebraiche. Secondo gli storici, i primi insediamenti ebraici ebbero luogo sulla costa del Mediterraneo e col tempo si diffusero all’interno della penisola.

Già nel IV secolo queste comunità dovevano essere così importanti che un concilio ecclesiastico, celebrato a Elvira, dettò una serie di canoni antiebraici con il chiaro scopo di evitare il contatto tra ebrei e cristiani, il che dimostra che i due popoli vivevano insieme pacificamente e persino mantenevano una relazione amichevole nella Spagna romana.

Ben presto gli ebrei si allearono con i musulmani che, dal Nord Africa, avevano iniziato a conquistare il sud della penisola. Nella Spagna musulmana, gli ebrei avevano la loro libertà religiosa garantita, e in molte occasioni furono affidate loro le regioni appena conquistate. Lo splendore della comunità ebraica nella penisola finì con lo smembramento del califfato nell’XI secolo, in seguito a una serie di guerre civili. Ebrei e cristiani furono costretti a convertirsi all’Islam, il che portò la grande maggioranza degli ebrei andalusi a stabilirsi nei regni cristiani di Castiglia e Aragona, che all’epoca concedevano alcuni privilegi alla comunità ebraica, favorendo il loro insediamento. Anche qui, però, la comunità ebraica troverà ben presto odio e diritti negati. Nel 1492, con il Decreto di Alhambra, fu stabilito che gli ebrei che non si fossero convertiti avrebbero dovuto lasciare la Spagna e molti di essi si stabilirono in Portogallo.

Nel 1495, D. Manuel salì al trono del Portogallo. Anche se all’inizio era considerato amichevole con la popolazione ebraica, voleva sposare la figlia di Ferdinando e Isabella, l’Infanta d’Aragona. Come parte del contratto di matrimonio, i governanti spagnoli insistevano che il re portoghese adottasse le stesse restrizioni per gli ebrei fuggiti in Portogallo. Il 5 dicembre 1496, Manuel I° ordinò l’espulsione di tutti gli ebrei che non si fossero convertiti al cattolicesimo. I Nuovi Cristiani dovettero comunque affrontare restrizioni non solo religiose ma anche legali, finanziarie e civili.

Nel 1536 l’istituzione dell’Inquisizione inasprì ancor di più i controlli soprattutto su coloro che si professavano cristiani ma che praticavano ancora la loro vecchia religione. Molti ebrei continuarono a fuggire in altre parti del mondo, tra cui il Brasile, ma non ottenendo mai il riconoscimento del proprio essere senza pregiudizi e discriminazione.

Nell’epoca attuale sono stati fatti passi importanti per la lotta all’antisemitismo e il riconoscimento del dolore di una popolazione di cui si cercò di cancellare qualunque traccia. Nel 1506, una folla di Lisbona prese d’assalto uno dei vecchi quartieri ebraici della città e massacrò circa 3.000 persone, tra cui donne e bambini. Il dolore ebraico e la ripugnanza del governo nei confronti di questo atto violento sono ricordati da un monumento fuori dalla chiesa di São Domingo, la metà di un globo di pietra con una stella di David in metallo. L’opera è stata svelata nel 2006 e predica uno spirito di tolleranza.

Nel 2013, i parlamentari portoghesi hanno approvato all’unanimità una legge che permette ai discendenti degli ebrei sefarditi di richiedere la cittadinanza in Portogallo. Dal 2015 (quando le leggi sono entrate in vigore), circa 30.000 persone si sono registrate presso il Ministero della Giustizia. Di questi, circa il 25%, o poco più di 7.000, possiede già la nazionalità portoghese. Il gruppo più numeroso di richiedenti viene da Israele, dopo la Turchia e il Brasile.

Anche la Spagna ha approvato una legge simile, ma ha deciso di mettere un limite di tempo per le domande e ha richiesto ai candidati di superare un test di lingua. Per riparare quella “ingiustizia storica”, il governo di Madrid varò nel 2014 un disegno di legge per riconoscere la nazionalità, senza perdere quella d’origine, a tutti coloro in grado di dimostrare, con un certificato della Federazione delle comunità ebraiche in Spagna o dell’autorità rabbinica riconosciuta nel proprio Paese, la propria condizione di sefarditi per cognome, lingua, parentela e vincoli speciali con la cultura sefardita.

E…anche la lingua è prova di quanto la presenza ebraica fu forte nella Penisola Iberica

La presenza ebraica nella penisola iberica è evidente anche linguisticamente in termini, per la maggior parte dispregiativi, e in modi di dire. Nonostante la presenza ebraica per tanti secoli, in Portogallo come in Brasile e in Spagna, le persecuzioni hanno portato anche a esclusioni vocali. La maggior parte dei termini ebrei è arrivata in portoghese attraverso l’influenza del linguaggio religioso, in particolare dalla Chiesa cattolica e sempre legati a concetti religiosi, ad esempio: alleluia, amen, eden, messia.

Un termine molto diffuso era “marrano”, il nome spagnolo per gli ebrei convertiti al cristianesimo che rimanevano segretamente legati al giudaismo. La parola ha una connotazione peggiorativa generalmente applicata a tutti i cripto-ebrei, in particolare quelli di origine iberica. Durante l’alto medioevo il termine spagnolo significava maiale che, applicato ai nuovi convertiti (all’inizio ironicamente a causa dell’avversione ebraica per il maiale) divenne un termine generale di ripugnanza che nel XVI secolo si diffuse e passò in tutte le lingue dell’Europa occidentale.

Cognomi molto comuni, sia in Brasile che in Portogallo, possono essere attribuiti a un’origine sefardita, poiché una delle caratteristiche più evidenti delle conversioni forzate era l’adozione di un nuovo nome. Troviamo ad esempio Alves, Carvalho, Duarte, Fernandes, Gonçalves, Lima ecc. 

Passando alle espressioni incontriamo, tra le altre, “Rimanere a guardare le navi”, “Ficar a ver navios“: il re D. Manuel, in seguito all’accordo con i Re cattolici, dovette espellere gli ebrei dal Portogallo, ma non ne aveva alcuna intenzione poiché la mancanza dell’importante apporto economico degli ebrei avrebbe portato il Paese alla crisi. Quando arrivò la data per l’imbarco di coloro che si rifiutavano di accettare il cattolicesimo, affermò che non c’erano abbastanza navi per prenderli e determinò un battesimo di massa di coloro che si erano concentrati a Lisbona in attesa del trasporto in altri paesi. Il giorno stabilito, tutti gli ebrei erano nel porto ad aspettare le navi che non arrivavano. Furono tutti convertiti e battezzati con la forza, in piedi. Da qui l’espressione: “sono rimasti a guardare le navi”.

Altra espressione è “puntare le stelle fa crescere le verruche sulle dita” “Apontar o dedo para estrela da verruga“: era la superstizione che si raccontava ai bambini per non essere visti contare le stelle in pubblico e denunciati all’Inquisizione, perché il giorno ebraico inizia al tramonto del giorno precedente, al sorgere delle prime stelle, fatto necessario per identificare l’inizio dello Shabbat e delle feste ebraiche.

Nell’arte, nella storia, nei cognomi, nella lingua la presenza ebraica, nello sfaccettato calderone che rendere i popoli della Penisola Iberica ha un posto di primo piano e in questo giorni più che in altri dobbiamo rendergliene omaggio.

di Roberta Gasbarrone

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