Ma perché in Africa si parla portoghese?

Oggi, 25 maggio, in occasione del #diadaafrica, giornata dedicato al Continente africano, cerchiamo di rispondere ad una domanda che spesso ci si pone quando si inizia a studiare portoghese…ma perché in Africa si parla portoghese?

Se comunemente quando pensiamo alla lingua portoghese siamo soliti associarla al Brasile e al Portogallo, non possiamo però dimenticarci dell’Africa! Ma cosa c’entra il continente africano con la lingua portoghese? Scopriamolo insieme nella ricorrenza di oggi: o Dia da África!

Sono numerosi i paesi africani in cui il portoghese è lingua co-ufficiale: Mozambico, Angola, Capo Verde, São Tomé e Príncipe, Guinea Bissau, e da non molto tempo, pure la Guinea Equatoriale; i quali insieme costituiscono la PALOP: ovvero i Países Africanos de Língua Portuguesa

Ma come è giunta la lingua portoghese in Africa?

Per comprenderlo, ci dobbiamo appellare ancora una volta alla storia, del resto sono molti i paesi europei che nel corso dei secoli hanno avuto colonie in Africa e il Portogallo è tra questi.

È nel XV secolo che ha inizio la circumnavigazione dell’Africa da parte dei portoghesi. Se inizialmente questi ultimi iniziano a conquistare i territori nordafricani, resisi ben presto conto della ricchezza del continente e spinti dal desiderio di cercare nuove rotte per giungere alle Indie, procederanno dirigendosi sempre più a sud colonizzando vari territori.

I paesi che hanno ricoperto maggiore importanza nella colonizzazione africana sono sicuramente il Mozambico e l’Angola. Il primo, colonizzato nel 1505, era una grande regione per il commercio in quanto disponeva di un grande porto e risorse di oro e argento. Formato da varie regioni che oggi compongono lo stato mozambicano, era chiamato Africa orientale portoghese. Dall’altro lato della costa invece, l’Angola costituiva l’Africa occidentale portoghese, un paese su cui il Portogallo basava la sua economia schiavista, oltre ad essere una fonte di grandi risorse come il petrolio e materiali preziosi come l’oro. La Guinea-Bissau, invece, venne colonizzata a partire dal 1456, anch’essa un territorio vasto, grande quasi una volta e mezza la Sicilia, destinato al commercio degli schiavi.

Il caso della Guinea Equatoriale, differisce invece dalle dinamiche degli altri paesi africani: nel 2007 annuncia la sua decisione di introdurre il portoghese come terza lingua ufficiale, oltre allo spagnolo e al francese, e presenta una richiesta di adesione alla CPLP (Comunidade dos Países de Língua Portuguesa) con lo scopo di accedere a programmi di cooperazione economica e sociale e ottenere la libera circolazione dei cittadini nei paesi membri. Per quanto riguarda i paesi africani di minori dimensioni come Capo Verde e São Tomé e Príncipe, i navigatori vi giunsero rispettivamente nel 1456 e nel 1471 descrivendole come terre disabitate. 

Cosa accadde nel XIX e nel XX secolo? 

Alla fine del XIX secolo, fu effettuata la divisione dell’Africa a seguito dell’invasione delle grandi potenze europee che si divisero, quindi, i territori del continente. L’idea del Portogallo era quella di espandere ulteriormente le sue colonie in Africa, ma le grandi potenze di Francia e Gran Bretagna gli fecero cambiare rapidamente idea, cercando di mantenere quindi le colonie che già possedevano. È il periodo che segue la fine della Seconda Guerra Mondiale che da inizio alla fine delle colonie portoghesi in Africa. In questo periodo, infatti, molte potenze europee decidono di lasciare le loro colonie africane a causa dei problemi economici che la guerra aveva arrecato, iniziando così la decolonizzazione africana.

Murales scritto in creolo africano di base portoghese

Nel caso del Portogallo, il dittatore Salazar non ebbe intenzione di partecipare volontariamente a questo processo di decolonizzazione, arrivando ad usare la forza militare per mantenere le colonie africane. Tuttavia, questo fu la causa dello scoppio della Guerra coloniale portoghese che si protrasse dal 1961 al 1974. La guerra era chiaramente sotto il dominio portoghese ma l’economia statale stava entrando in crisi e successivamente il regime di Salazar cadde nel 1974 a causa della Revoluçao dos cravos (Rivoluzione dei garofani). Dopo la rivoluzione, in Portogallo si è insediato un regime democratico con il quale si è concessa l’indipendenza alle colonie africane

Termina così il periodo coloniale africano del Portogallo e la nascita dei nuovi paesi che esistono oggi, dove la lingua portoghese fa quindi riferimento alla variante europea (del Portogallo) ma è contaminata dalle lingue native di ogni rispettivo paese.

di Irene della Siega

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