Consigli letterari di luglio

Come consiglio letterario di luglio addentriamoci all’interno della letteratura galiziana.

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Scopriamo insieme la letteratura di Álvaro Cunqueiro Mora, in particolare “Merlín e familia“, un inno alla bellezza dei ricordi della gioventù

“Non, Cunqueiro non era Eurípides, pero consagrou toda a súa obra a falar do mesmo que falou o escritor grego: do corazón humano”

Questo articolo è dedicato a tutti coloro i quali desiderano approfondire la cultura della Spagna del nord, in particolare della Galizia, terra di confine col Portogallo dove si parla il galego, un “mix linguistico” tra spagnolo e portoghese.

Scopriamo insieme qualcosa in più sull’autore…

Álvaro Cunqueiro Mora nasce a Mondoñedo, Galizia, nel 1911 e muore ottanta anni dopo nella città di Vigo. L’autore galego è considerato una delle personalità più importanti del panorama letterario nonché una vera e propria icona della cultura popolare della Galizia.

Si fa spazio nel mondo della letteratura attraverso una serie di componimenti poetici surrealisti scritti in lingua galega tra cui Mar ao norde (1932), Poemas do sí e non (1933) e Cantiga nova que se chama Riveira (1933). Successivamente decide di dedicarsi alla prosa, al genere del romanzo. Tra questi, ricordiamo Merlín e familia i outras historias (1955), As crónicas do Sochantre (1956), Se o vello Sinbad volvese ás illas (1961).

L’autore è una figura importante anche per il mondo della gastronomia, settore che ha suscitato grande interesse in Cunqueiro che, nel 1962, scrive un saggio sulla cultura culinaria della Galizia intitolato Viaje por los montes y chimeneas de Galicia.

L’opera di Álvaro Cunqueiro abbraccia anche il teatro perciò, per tutti coloro che amano questo genere, sappiate che esiste la celebre pièce: O incerto señor don Hamlet Príncipe de Dinamarca (1958). 

Per comporre le sue opere, Cunqueiro usa alternativamente sia lo spagnolo castigliano che il galego e la maggior parte delle sue opere sono state tradotte in numerose lingue straniere.

Dopo aver fatto un breve viaggio nella vita e letteratura di Cunqueiro, cerchiamo di scoprire qualcosa in più su “Merlín e familia“, romanzo scritto in prima persona, narrato dal Paxe Felipe.

Come si accennava precedentemente, Merlín e familia è stato pubblicato nel 1955 ed è diviso in due parti: la prima è ulteriormente suddivisa in dodici capitoli, mentre nella seconda i capitoli sono sette.

Ad aprire il romanzo è una suggestiva analessi in cui Felipe, ormai anziano, fa un avvertimento al lettore: egli non assicura che le sue avventure giovanili siano infatti realmente accadute, aprendo così la strada al dubbio e all’incertezza. Ecco qui le sue parole:

Tal e como agora eu vou, vello i anugallado, perdido cos anos o lentor da moza fantasía, pónseme por veces no maxín que aqués días por mim pasados na frol da mocidá, na antiga e longa selva de Esmelle, son soio unha mentira, que por ter sido cantada e tan matinada na memoria miña, coido eu, o mintireiro, que en verdade aqués días pasaron por mim, i aínda me lembraron soños e inquedanzas tales xeiras, como unha afiada trincha nas mans dun vago e fantástico carpinteiro

Con questo incipit, il paggio Felipe dà poi inizio al racconto vero e proprio. Lavorando al servizio del mago Merlino, nella città di Mondoñedo, Felipe il paggio ha l’opportunità di assistere ad eventi fantastici e a incontri alquanto strani, in un mondo in cui la magia è all’ordine del giorno. 

Sono vari, infatti, i temi, le descrizioni e i passi degni di nota che possiamo rintracciare in questo romanzo. Senza spoilerare troppo, vediamone alcuni insieme, affinché tutte le persone interessate alla letteratura galega possano un’idea più chiara circa questa opera d’arte di Cunqueiro.

Il primo capitolo della prima parte è dedicato alla descrizione del luogo in cui è localizzata la casa di Merlino prende il titolo di “A selva de Esmelle“. Felipe asserisce addirittura che sarebbe meglio dipingerlo, piuttosto che descriverlo, il bosco di Esmelle:

“Quizabes millor que decila fora pintala, a selva de Esmelle, que cai à man dereita, vindo pra iste reino pola banda de León”

Il colore che predomina in questo bosco è l’azzurro, non certo per natura, ma per magia. Spesso, infatti, il mago Merlino utilizza una coppa piena d’acqua con alcune gocce di un liquore speciale per tingere il mondo attorno a Esmelle di azzurro. Con queste parole Felipe ricorda nostalgico:

Esmelle, selva longa i antiga, na memoria lévoa eu de azul pintada, como si un enorme e morno luar apousara, nun repente, na terra

Il romanzo è ricco di un ventaglio di personaggi.

Come si è accennato in precedenza, il personaggio principale è il paggio Felipe che è anche il narratore della storia. È proprio lui a offrire ai lettori una panoramica circa la galleria umana che possiamo conoscere in questa affascinate storia.

Prima di tutti, viene Merlino. Di lui si sa che è originario di Braga e che ha ereditato la grande casa in cui vive da una zia di secondo grado, al funerale della quale si era presentato con un abito nero e una grande sciarpa colorata. Come si potrà apprezzare leggendo il romanzo, Felipe nutre un rispetto sincero nei confronti del mago Merlino, ma spesso e volentieri lo descrive usando delle caricature per smitizzare la sua aura leggendaria. 

Vi è poi Ginebra, consorte di Merlino, con la passione per il ricamo:

Cáseque non saía da casa, e pola serán sentábase no salón, a carón do balcón grande, a bordar nun gran pano

Non possiamo non menzionare infine Marcelina, unha camareira de obra de corenta anos, amante dei pettegolezzi e delle chiacchiere.

Altro elemento da citare è sicuramente la centralità della magia. Il titolo dell’opera ci dà già una importante informazione: la magia è l’asse fondamentale della diegesi. Essa si manifesta attraverso eventi surreali e figure mitologiche. Come, ad esempio, nel capitolo O espello do mouro, nel quale Felipe presenta ai lettori uno specchio alquanto peculiare capace di rivelare, tutti i sabati, un avvenimento futuro a chiunque decida di specchiarcisi. 

Non si può poi non citare la sirena greca. Nel capitolo dedicato a questa figura mitologica, Merlino è alle prese con una pozione da poter offrire alla sirena, da poco rimasta vedova.

Questi sono solo alcuni esempi, ma chi si avventurerà nel mondo del Merlino cunqueiriano ne scoprirà moltissimi altri.

Questo romanzo si può definire un vero e proprio inno alla gioventù e alla bellezza dei ricordi, e chiunque abbia voglia di leggerlo potrà toccare con mano la freschezza, nonostante si abbia a che fare con il passato, delle avventure vissute (sarà davvero così?) da Felipe nella casa del mago Merlino in un ambiente suggestivo avvolto dalla natura gallega.

di Beatrice Venettilli

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